Introduzione Parabola Cerebrale
Titolo | Parabola cerebrale
Autore | Luca Cappai
ISBN | 9781982987220
2104
Era buio, si sentiva solo il rumore dei macchinari ospedalieri quando una porta della stanza si aprì ed entrò un’infermiera. Accese la luce e si avvicinò per controllare i macchinari. Sembrava che il paziente, Carl Label, avesse finalmente ripreso conoscenza, l’infermiera lo chiamò, toccandogli la mano: «Carl, Carl!».
Carl girò la testa verso di lei: «Dove mi trovo?»
«In ospedale, Carl”.
«Dove? Di cosa sta parlando?»
Carl ancora sotto effetto di medicinali non si capacitava di chi è e dove si trova. La confusione prevale su di lui. Pensieri furtivi lo mettono in subbuglio avviluppandosi nel dubbio.
Carl si girò verso la parete e una lacrima gli solcò il viso: «Quanto ho dormito?»
L’infermiera era sul punto di rispondere quando entrò un medico.
«Buongiorno Sig. Carl, il mio nome è Bluster, dott. Cat Bluster, come si sente oggi?»
«Come se avessi dormito un mese intero…»
Carl riprese coscienza moderatamente, senza però avere troppa chiarezza della situazione.
«Ha dormito due giorni, precisamente cinquanta ore e dieci minuti. Lei è svenuto. Stiamo verificando l’origine di tale svenimento per scoprire il problema, le saremo grati se ci aiutasse a capire cosa le è successo».
A quel punto intervenne l’infermiera: «Carl, sul suo cellulare abbiamo trovato alcune chiamate perse, erano di un suo amico e ci siamo permessi di chiamarlo. È qui fuori che aspetta di avere sue notizie”.
«Chi è? Lo faccia pure entrare».
L’infermiera si avvicinò alla porta e chiamò: «Sig. Mattas, entri pure, il suo amico si è svegliato».
Mattas entrò e si rivolse all’amico: «Carl, ma sei ancora steso su quel letto? La signora Stesy è molto in collera perché non hai finito di sistemare il giardino».
Il dottore intervenne: «Mi scusi Sig. Mattas ma Carl si è appena risvegliato da uno stato di incoscienza e non mi sembra il caso di procurargli ulteriori allarmismi».
Ma Carl tranquillizzò il medico: «Non si preoccupi dottore, noi ci parliamo sempre in questo modo. Se penso alla faccia della signora Stesy ed ai suoi finti rimproveri mi viene da ridere, ci prova sempre ad essere severa, ma vista la sua bontà…» un forte colpo di tosse lo costrinse ad interrompersi.
«Infermiera, gli passi un bicchiere d’acqua”. Intervenne il medico.
L’infermiera prese un bicchiere d’acqua e aiutò Carl a bere sollevandoli la testa.
Mattas si sedette sulla sedia vicino al letto e chiese all’amico: «Senti Carl, ma cosa ti è successo?»
Carl fa uno sforzo nel ricordarsi chi è, cosa è successo. In breve tempo si ricorda della giornata precedente, di dove si trovava e cosa era successo, ma lì rimane solo un ricordo vago e confuso. Avverte fugaci sensazioni di terrore improvviso, come se avesse visto dei fantasmi. Poi quell'immagine azzurra, di un cielo che gli sta cadendo in testa. Si sente schiacciato da un macigno. Una scarica di adrenalina gli acciglia il volto. Sente dolori nel cranio come se un sasso lì fosse lanciato con tanta forza.
«Non ricordo molto, mi viene in mente il cielo. Ero sdraiato a terra, stavo lavorando e ascoltavo la musica, come sempre, poi ricordo… sembrava ci fosse un bambino… ricordo di aver sognato… era dentro l’acqua, ero nudo, nuotavo, forse ero…»
A quel punto il medico lo interruppe: «Ok, Carl…»
L’infermiera intervenne: «Aspetti dottor Bluster, forse ora riesce a ricordare, lasciamolo parlare”.
Carl continuò: «Sì, ricordo che nuotavo nel mare, poi un grosso squalo con la bocca aperta ha tentato di ingoiare e il sogno è finito”.
Carl stava delirando. I suoi racconti sono solo frutto dell'immaginazione.
L’amico insistette: «Poi cosa è successo?» Ma in quel momento squillò il suo telefono quindi si diresse verso la porta.
Questa era socchiusa e, nel corridoio, si sentivano le voci della signora delle pulizie che parlava con l’infermiera della reception e si informava riguardo i prossimi turni: «A che ora devo venire domani?»
L’infermiera stava sbirciando in un libro, sembrava una rubrica di indirizzi e, con lo sguardo sempre al libretto, rispose: «Adesso controllo nella tabella ma penso sia lo stesso orario di oggi, aspetti solo un attimo”. Annotò allora un indirizzo in un quadernino, poi ripose la rubrica dietro al telefono.
«Che giornata tranquilla oggi…» riprese la signora delle pulizie, «ho lavorato con calma e ho finito presto ugualmente…»
«Dalla tabella risulta», riprende l’infermiera «che il suo turno di domani inizia alle 7.30 della sera».
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